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MarketinGeek
19 Febbraio 2015
Editor's choice – Due iniziative di marketing socialmente utile

Come rendere virale un'inziativa di marketing? Ecco due esempi concreti di strategie di comunicazione ben congegnate.

Non esiste solo l'ice bucket challange sebbene, per questo millennio e almeno fino ad oggi, rappresenti uno degli esempi più eclatanti di una campagna ben congegnata (iniziativa che il nostro amico Provox ha abilmente analizzato in questo articolo).

Oltre ad un po' di fortuna, per rendere virale un'iniziativa serve una base solida.
Oggi parliamo di altre due interessanti iniziative di marketing che, proprio come l'ice bucket challange, sono state lanciate a fini sociali e di raccolta fondi.


Poco tempo fa ho ricevuto una mail da parte di change.org in cui mi si invitava a sottoscrivere una petizione contro Arsu System, fantomatica azienda svedese ideatrice di un progetto piuttosto insolito e discutibile: creare degli allevamenti intensivi di orsi polari per poi trasformare la loro pelliccia in un sistema di isolamento “green” da utilizzare in edilizia, combattendo così il riscaldamento globale attraverso la riduzione delle immissioni prodotte dalle abitazioni. A questo link trovate la petizione.

L'azienda si è presentata in rete con un proprio sito web, dei profili social tra cui facebook e anche un video istituzionale (ora rimosso e trasformato in azione di sensibilizzazione) in cui un sedicente CEO, tal Hans Jansson, spiega al mondo il motivo per cui sarebbe preferibile sostituire gli isolamenti sintetici, che sono inquinanti, con quelli naturali ed ecosostenibili da loro proposti.
Scandalo!

In realtà era (fortunatamente) una bufala, anzi, si trattava di una vera e proria campagna di sensibilizzazione sul riscaldamento globale (che peraltro, gli orsi, li sta facendo morire per davvero) promossa dall'associazione Italian Climate Network onlus e da Ursa, un produttore di sistemi isolanti.

Nella rete ci sono finiti in moltissimi, compresi diversi giornalisti e istituzioni, tra cui addirittura Greenpeace, o "critici" come Selvaggia Luccarelli... e devo ammettere che ci sono cascato anch'io, un po' per la meticolosità con cui la storia è stata costruita e un po' perché in effetti non c'è limite all'idiozia e alla brutalità dell'uomo.


Svelato l'arcano, chapeau e applausi ai markettari ideatori di un progetto che ha coinvolto quasi 700 mila persone nei social network, “fruttando” oltre ventimila insulti provenienti da mezzo mondo.

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Passiamo ora a un'iniziativa di raccolta fondi.


Harrison's Fund è un  una associazione che si occupa di raccogliere fondi per la cura della distrofia muscolare di Duchenne, per la quale attualmente non esiste alcuna cura. Così nel 2014 Alex, il papà di Harrison, lanciò la campagna shock: “Vorrei che mio figlio avesse il cancro”. Ecco il video.

La nuova campagna invece si basa sul fatto che le persone preferiscono gli animali ai bambini, per cui sono stati realizzati due annunci, uno con un cane e l'altro con la foto di Harrison. Ne è risultato che la campagna con il bambino ha attirato metà dei click rispetto a quella che ritrae il cane, la quale riporta questo annuncio: “Ad ogni modo, questo non è Harrison ed è solo la foto di un cane scaricata da internet. Harrison è il mio figlio di otto anni. Ho utilizzato questa immagine perché in Inghilterra le persone sono più propense a donare per salvare un cane piuttosto che un bambino affetto dalla distrofia di Duchenne. Scusami se ti senti raggirato, mio figlio sta morendo e farò qualunque cosa necessaria per salvarlo.”

Che ne pensate di queste due inziative?

Autore: Marco Bianchin
Inserito il: 19 Febbraio 2015
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